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Piove

Non dovrei farlo, ma essendo io una creatura altamente egoista, per natura, sento il combattimento dentro di me tra ciò che dovrei e ciò che non dovrei sentire.

Il pensiero razionale può (e deve) essere indirizzato verso ciò che è giusto, così da imbrigliare le azioni e reazioni affinché solo ciò che c'è di giusto, buono e positivo, di costruttivo, emerga.

Ma oggi non voglio parlare di ciò che è giusto, né men che meno, di ciò che è razionale.

Oggi voglio parlare della pioggia.

 

Pur vivendo a Kyoto e avendo la Prefettura di Nara praticamente a due passi, ancora non avevo avuto l'occasione di visitarla.

Visitarla davvero, intendo.
Si, sarò stato nella città di Nara oramai infinite volte, e anche qui, per una questione o per un'altra, finivo sempre per vagare tra Stazioni (le due "centrali", ognuna che serve un'azienda diversa), il Grande Buddha e il Santuario Shintoista Kasuga.

Insomma, alla fine mi son deciso: visiterò la Prefettura.
Era inizio autunno, per cui non la tipica stagione in cui avrebbe dovuto piovere... e invece ha piovuto.
C'è stato il sole fino alla mattina della mia partenza ed è tornato il sole appena sono rincasato.

 

Anche l'estate scorsa, quando sembrava che la morsa del COVID-19 si fosse allentata: dopo un anno di clausura (perché si, è vero e l'ho ripetuto anche io stesso plurime volte: in Giappone non c'è stata l'imposizione di un lockdown, più che altro perché non era possibile in termini di legge, ma visto che il Governo e le autorità, comprese quelle sanitarie, consigliavano comunque di farselo un lockdown auto-imposto, e visto che, va bene che non sono così esageratamente attaccato alla vita mortale, ma morire per una cosa perfettamente evitabile standosene sul divano spaparanzati tutto il giorno... ho optato per obbedire), finalmente torno al mio pub preferito qui a Kyoto.

E quella sera piove.

 

Un mio caro amico di Osaka ha avuto una bambina e si è preso una casetta nuova.
Purtroppo non si son potuti fare grandi festeggiamenti, ma noi vari amici siam andati a trovarlo, individualmente, per portare un regalino (e finalmente ho potuto regalare anche io della frutta! Non mi capita mai e siccome la reputo una cosa assai bizzarra... per carità, ho indagato e capito i perché di questa cosa, ma mi rimane... come dire, simpatica? Ecco, e insomma, ogni volta che posso regalare la frutta, lo faccio con gioia) e i saluti.

E ha piovuto tutto il tempo.

 

Anche ora piove.

Beh, in realtà piove da già 3 giorni di fila e il meteo non mostra una fine, va avanti con "pioggia tutto il giorno" fino alla fine dei tempi.

Io sono appena rientrato, mi sono asciugato e cambiato, ho arrotolato i capelli sulla testa e li tengo infagottati in un turbante fatto da un asciugamano (non mi piace usare l'asciugacapelli, per cui...), mi son seduto alla mia scrivania... ed eccomi qui, a buttar giù i miei pensieri.

Mentre fuori piove.

 

Avevo già scritto, una volta, sui suoni della notte (lo trovi qui ): io adoro la pioggia.

Ed evidentemente la pioggia adora me, visto che mi segue praticamente sempre e ovunque.

Mia moglie ne parla scherzando (ma solo perché ha l'infinita pazienza zen giapponese) con sua madre: nonostante lei sia una 

 

(Hare Onna, ovvero una "donna del sole"), il mio potere da 

(Ame Otoko, ovvero "uomo della pioggia") è troppo superiore e ogni volta che usciamo... finisce per piovere.

 

E quindi continua a piovere, e ci da dentro con grande impegno, tanto che le strade sono così lucide (ma senza pozzanghere) che tutto sembra finto.

Sembra di guardare una ricostruzione in plastica, perfetta nel dettaglio ma irreale a causa dei materiali di costruzione molto diversi... e invece è la mia Kyoto.

La mia Kyoto sotto la mia pioggia.

La Stagione delle Piogge in Giappone, ogni anno, miete un numero impressionante di vittime.
Case che crollano, persone che perdono la vita, coltivazioni che si perdono... i TG e i giornali riportano queste notizie giorno dopo giorno ed è così, anno dopo anno.
Intendiamoci: non sono in pericolo.
Non lo saresti neanche tu, qualora decidessi di fare un viaggio in Giappone in questi giorni.
Parliamo di case antiche, case che dovrebbero venir ristrutturate e che quando vengono avviate tali richieste, spesso si sentono dire che dovrebbero esser ricostruite ex-novo perché mancano totalmente di sicurezza.

Case che non dovrebbero neanche trovarsi in quei dati luoghi, perché ritenuti poco sicuri.

O ancora gli avvertimenti della sicurezza nazionale, che chiedono alla popolazione di non uscire nel dato giorno... e poi leggi dell'anziano che, in piena notte, si trovava in bicicletta sopra un ponte e il vento lo ha gettato nel fiume.

Ci sono disgrazie, momenti in cui la sfortuna si abbatte impietosa e decide di distruggere, ma ci sono anche tante decisioni.

Quando chiedo a mia moglie "ma perché queste persone vanno a vivere in una casa tanto vecchia, costruita così in bilico su una parete rocciosa o sul bordo estremo di un baratro?", mi sento rispondere "non ci si può far niente: è gente che magari lì ci è nata, ci è cresciuta... gente che ha ereditato l'idea di quel posto ed è esattamente lì che vuole stare, anche se sa che è pericoloso".

Ed è esattamente così.

Perché lo vedi che è così, lo senti, quando dopo la tragedia nessuno se ne lamenta, nessuno compiange la cattiva sorte... piangono le persone o le cose perse, ovviamente, ma con spirito di accettazione.

Hanno deciso di rischiare, pur di vivere dove batte la pioggia.