· 

Razzista è chi razzista fa

Le esperienze personali sono sempre molto importanti, soprattutto quando si vuol narrare un Paese.

Ma se c'è una cosa che ho imparato è che le esperienze personali, per quanto possano essere illuminanti, per quanto possano aprirci scorci di una mentalità straniera, sono di per sé molto limitate.

Sono come una finestra: certamente da questa finestra si può vedere molto di più, qualcosa di molto più reale che in video preconfezionati, dove il taglia e incolla, l'attesa del cameraman per il momento migliore, la direzione presa dalla regia su cosa si vuol mostrare e cosa, invece, si vuol tacere, mostrano.

Ma, proprio come una finestra, per quanto reale sia ciò che vediamo, non è che una piccola parte: dalla mia finestra vedo una strada, un konbini e, sullo sfondo, la svettante pagoda di un antico Tempio Buddhista... ma questa visione, certamente reale, non è la totalità di Kyoto, una città formata anche da centri commerciali, da pubs, da antichi Templi quanto da moderni palazzi.

E questa visione d'insieme la si può avere solo decidendo non solo di guardare il panorama dalla finestra, ma uscendo e camminando tra la gente.

E, per conoscere la gente, non c'è nulla di meglio che camminare con loro.

Ho vissuto in Calabria, e nei miei, oramai lontani e sempre più confusi, ricordi sfilano numerosi episodi di violenza nei miei confronti (non era facile avere i capelli lunghi negli anni '90 al sud).
Mi sono trasferito a Roma dove ho conosciuto molti altri ragazzi e ragazze, persone decisamente più vicini al mio modo di vivere e pensare, e non ho mai subito un furto, mai neppure assistito ad una rissa, né mai me ne fecero menzione i miei amici di allora.

Ho vissuto a Ravenna, dove sono stato vittima di più di una truffa.

Queste sono state mie esperienze personali, il mondo che ho visto e vissuto... e se le fossi così cieco da voler dipingere il mondo solo in base ai quattro colori che io possiedo, dovrei quindi dire che la Calabria è un luogo violento (ignorando quanto sia cambiata nel frattempo o quanto forse fossi io ad esser fuoriluogo), Roma invece il posto più tranquillo dell'intero Universo e Ravenna, infine, una città di ladri?

Certamente potrei, lo fanno in molti, oggigiorno: si chiama semplificare le cose.

 

Ogni cosa, che sia un luogo, un evento, un periodo storico o una serie di azioni, ha una serie di sfaccettature, di specificità temporali, una buona dose di puro caso e una serie di aspetti legati alla causa-effetto... e, soprattutto, è solo una delle possibili visioni.

L'Era della Pirateria è andata sfumando, man mano che i secoli passavano, e, nello stesso periodo, l'industrializzazione ha portato ad un aumento dell'inquinamento globale: certo, ambo le cose sono avvenute nello stesso periodo, ma voler cercare un nesso specifico tra le due è, appunto, un voler semplificare (in questo caso, assurdo) le cose.

Allo stesso modo è assurdo pretendere di poter inquadrare un popolo con un singolo aggettivo: è una semplificazione, e spesso nata da esperienze personali.

Vediamo spesso, sui social, i commenti di chi ha effettuato un viaggio di tipo turistico in Giappone, e i commenti che lascia alla comunità: "che posto splendido!", ad esempio.

Certamente, un turista, perché è suo pieno diritto, visiterà tra i posti più belli che la spesa investita gli permetterà e avrebbe poco senso che sprecasse il suo tempo in luoghi "banali", come potrebbe essere la via di casa mia, che, per quanto possa piacermi il quartiere, di certo non lo reputo una zona da non perdere.

Non andrà a visitare le aree in cui si annida la povertà, non andrà a cercare i problemi del Paese.

Queste sono tutte ovvietà.

Allora il commento del viaggiatore di turno è errato? Da denigrare o attaccare?
Assolutamente no: è da prendere per quel che è.

Il commento del turista ha una sua valenza, per quanto sempre personale, nell'ambito turistico: evidentemente viaggiare in Giappone è un'esperienza piacevole.

Lo stesso commento ha attinenza con il vivere nel Paese del Sol Levante?

Assolutamente no, ed è bene che sia il turista che il residente tengano a mente la cosa, ma senza dover per forza mettere queste due esperienze sui piatti di una bilancia che indica chi è più intelligente: semplicemente sono due sfere che non hanno punti in comune.

Per questo trovo senza senso i commenti come "eh ma non hai visto i senzatetto che trovano rifugio sotto la sopraelevata vicino al Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo!"

Ovvio che il turista non li ha visti, ma questi due commenti non hanno alcune reale connessione tra di loro: uno parla della bellezza, ad esempio, architettonica delle strutture religiose, l'altro parla di problemi sociali.

In pratica, è come parlare dei pirati e del surriscaldamento globale.

 

Ma se di base, questo genere di commenti è come un biglietto nella bottiglia, un commento lasciato alle onde del mare, c'è da dire che alcuni commenti sottintendono (qualora non siano strumentali, ovviamente) dei problemi di fondo.

Leggo in un social: "Ho visitato il Giappone già X volte e ora che ho conosciuto una ragazza che sento essere la mia anima gemella, voglio tentare di trasferirmi.
La vita lì è molto migliore che qui dove sto io."

Una visione personale.

Non è detto che sia errata, è solo certo che si tratta di una visione personale.

Per alcuni potrebbe sembrare sbagliata, per altri potrebbe sembrare strana, altri ancora, invece, potrebbero sentirsi d'accordo.

E comunque non avrebbe la benché minima importanza: l'affermazione rimane prettamente personale, scaturita da proprio esperienze.

Nasce dal guardare dalla propria finestra.

Però... c'è un però: "la vita lì è molto migliore che qui" contiene un errore, senza se e senza ma.

Se io vivessi 10 anni a Napoli e poi 10 anni a Firenze, allora potrei fare il paragone, fermo restando che si tratterebbe sempre e comunque di un mio personale paragone, qualcosa di più simile a un "le mie 5 canzoni preferite" che ad un'analisi della realtà oggettiva.

Ma potrei comunque fare un paragone personale: io, nei 10 anni che vanno da X a Y ho vissuto queste esperienze a Napoli, mentre da W a Z ho vissuto queste esperienze a Firenze, quindi la mia vita è stata migliore nella città V.

Ma se io ho vissuto 10 anni a Napoli mentre Firenze l'ho visitata solo per una settimana, come posso mettere a paragone le due esperienze?

Io ho avuto la fortuna di soggiornare per un breve periodo a Montecatini, agli inizi del nuovo millennio, e l'ho trovata una piccola cittadinella adorabile ma come posso parlare a riguardo del commercio locale?

Come posso sapere se i negozi sono strozzati dalle richieste di pizzo mafioso piuttosto che, invece, inondati di soldi provenienti da clienti facoltosi e facili da accontentare?

Semplicemente non posso.

 

Allora qui entrano in gioco le esperienze personali altrui?

Purtroppo no.

Io, dal mio arrivo in Giappone, ho seguito una mia strada, fatta di incontri e di casualità, di scelte e di momenti, di persone specifiche e anche dal mio modo di essere, con le mie peculiarità e caratteristiche: nessuno può semplicemente prendersi l'elenco delle mie azioni e replicarle, ottenendo gli stessi risultati.

Guardo ad altri italiani che, come me, sono arrivati nello stesso periodo: moltissimi se ne sono andati, alcuni perché non hanno trovato un modo per rimanere, altri perché non ci son voluti rimanere.
Di quelli che sono rimasti, le strade intraprese sono molto diverse: c'è chi è andato verso il mondo dello spettacolo e chi dell'insegnamento, chi è entrato in azienda e chi invece ha tirato a campare... ognuno ha la sua esperienza.

Certo, qualcuno ha delle esperienze simili, ma probabilmente perché un po' se le son pianificate in maniera simile e un po' perché son simili come persone.

Ma le differenze ci sono, che le si esterni o meno.

 

E allora ci avviciniamo finalmente (la devo smettere con questi preamboli infiniti... è solo che quando inizio a scrivere, qui sul Blog, mi va di dar corpo ai miei pensieri, ovunque questi vadano e qualsiasi cosa vogliano esprimere... e decisamente devo ammettere che il corso dei miei pensieri sembra non aver proprio voglia di tener conto del titolo dell'Articolo!) al succo della questione: i giapponesi sono razzisti?

 

Due punti chiave:

-esperienze personali

-razzismo

 

L'indecorosamente lunga introduzione parla già chiaro: se sei stato sfortunato, sei stato sfortunato.

Certo, si suol dire che la fortuna la si possa aiutare, e fino ad un certo limite tendo a crederci, nel senso che, parlando del caso specifico, un vero evento sfortunato è entrare in un pub, vestito per bene, pulito, comportandoti in maniera educata e seguendo le regole sociali locali (non le tue di casa tua) ma, nel sederti al bancone, il tizio accanto a te ti guarda storto e poi si allontana brontolando su "questi maledetti immigrati che ci rubano il lavoro".

Hai beccato un razzista, senza se e senza ma: sfortunato.

Se, ancora, ogni singolo giorno della tua vita accadono cose di questo tipo... non saprei, ma consiglierei quantomeno il ventilar l'ipotesi di un esorcismo.

Scherzi a parte: dubito che questo genere di avvenimenti sia davvero la norma per qualcuno: tendiamo, per nostra naturale natura, a ricordare più facilmente gli eventi traumatizzanti (nel bene come nel male) che quelli comuni, per cui se in una giornata assistiamo a 3.000 piccole cose belle e solo 1 decisamente brutta... di quel giorno ricorderemo solo quella brutta, come se la giornata fosse iniziata in quel momento e si fosse conclusa con quell'episodio (cosa che, ripensandoci a mente lucida, dovremmo ben comprendere quanto sia inverosimile).

Ma si, certamente un episodio del genere può capitare.

E se non capita?

"Dipingi il Giappone come quel posto perfetto che in realtà non è", spesso accompagnato da "per scopi tuoi personali", confondendo inspiegabilmente cosa sia una comune persona che racconta le proprie esperienze, con chi vende un viaggio: la prima non ha scopi, se non esternare i propri pensieri (cosa che, forse tranne nel caso giusto di YouTube, non porta denari in saccoccia), mentre la seconda è un prodotto commerciale.

 

Come sempre preferisco fare esempi basandomi su me stesso: io scrivo libri e poi li vendo.

Gli argomenti e le tematiche dei miei libri, che siano i romanzi quanto i saggi, sono inerenti al Giappome ma non ha alcuna importanza, per le mie vendite, che il Giappone sia un posto bellissimo o un vero Inferno sulla Terra: se io racconto la storia di un uomo che finisce ad indagare misteri occulti fino a trovarsi faccia a faccia con creature che pensava essere mera mitologia... in che modo l'idea di un Giappone bellissimo e pieno di persone gentili aiuta le mie vendite?

Se io devo semplicemente descrivere il Credo, le Funzioni, l'architettura degli spazi inerenti ad una Religione... in che modo l'idea di un Giappone abitati da razzisti dovrebbe nuocere le mie vendite?

Quindi, prendendo il "per scopi tuoi personali", che andrebbe usato con parsimonia, quando è il caso di un guadagno effettivo e lampante, e non giusto per sminuire le parole degli altri, rimane il "dipingi il Giappone come quel posto che in realtà non è" (che si può usare un po' in ambo i lati).

 

La persona sfortunata racconterà ciò che gli è accaduto ma, se intellettualmente onesta, dovrebbe contestualizzare: io abito da 10 anni in Giappone e sono stato vittima/presente a 2 o 3 esempi di razzismo da parte dei locali verso gli stranieri.

Abbiamo contestualizzato.

Abbiamo evidenziato che su 3.650 giorno di permanenza in loco, in 2 o 3 di questi giorni c'è stato un evento spiacevole.

Parliamo quindi di qualcosa come 1 su 1.000 o anche meno.

Ma anche se fosse una quantità maggiore, contestualizziamola e cerchiamo di portare la nostra esperienza rendendo chiara la situazione: dire "eh beh si, io sono sempre vittima di razzismo" non è un qualcosa di sano da leggere, perché implica o che su 365 giorni in un anno, per, non saprei, almeno 200 giorni, almeno una volta al giorno, al pub trovi l'avventore giapponese che, al tuo avvicinarti, ti insulta oppure c'è qualche altro problema.

E se l'esorcismo non ha prodotto effetti positivi... forse il problema, dovresti anche considerare, potresti essere tu.

 

In Italia è considerato maleducazione (e no, non mi interessa minimamente che, a quanto pare, negli ultimi tempi, esser maleducati sia quasi un qualcosa di cui vantarsi perché, per motivi privi di alcuna logica razionale, pare che adesso si tenda a voler forzatamente far corrispondere il concetto di maleducato con il concetto di sincero: no, si può esser sinceri anche senza ruttare) sbadigliare senza coprirsi la bocca con la mano.

Punto, non c'è da discutere su questo.

Possiamo voler metter su una battaglia per far decadere questa cosa, ma al momento è così e ne dobbiamo prendere atto: se sbadigli senza metter la mano davanti, potrai essere anche un Santo ma sarai un Santo pio, benedetto e devoto ma maleducato.

Fissata quindi la conoscenza della regola, sta tutto a te: se entri in un pub, ti siedi accanto a me, mi sbadigli in faccia mostrandomi, come fossi il tuo dentista, tutta la tua sfilza di denti...

se io mi alzo e mi vado a sedere da un'altra parte, hai poco da lamentarti: tu hai sbagliato e io ho semplicemente reagito ad un tuo errore.

Possiamo anche discutere su quanto sia giusta la mia reazione, se sia esagerata o meno, certamente se ne può discutere, ma rimane un dato di fatto: la tua azione ha comportato la mia reazione.

E visto che la tua azione era sbagliata, di base sei in errore mentre ad andar proprio bene, potremmo essere in concorso di colpa.

Quindi proviamo a rigirare la situazione in Giappone (ma non è che questo discorso valga solo per il Giappone: vale per qualsiasi posto al mondo... compreso 10m da casa tua. Solo che se si parla di un Paese straniero, per giusta decisamente distante, sotto tutti i punti di vista, è ovvio che le differenze si facciano maggiormente marcate): sei entrato nel pub e l'avventore autoctono si è allontanato da te.

Sei vestito per bene?

O sei entrato in un pub di pacifisti indossando la maglietta con su scritto "born to be a killer"?

Sei pulito?

No, perché, io posso capirlo che se è Agosto e sei appena tornato dalla scarpinata per tutto il Fushimi Inari, senza neanche il tempo di una doccia... non te ne faccio una colpa ma puzzi.

E lo posso capire, mica ti giudico come una persona sporca, ci mancherebbe.

Ma se sto mangiando non è proprio piacevole...

Dulcis in fundo: sei educato?
Come poco sopra: non te ne faccio una colpa se non sai che in Giappone se starnutisci e ti copri la bocca con la mano (come io ho sempre fatto in Italia), poi qui non ti si avvicina più nessuno nemmeno se li preghi in ginocchio... ma è quello che accadrà.

Allora prima di uscire scandalizzato dal pub, gridando quanto "sono tutti razzisti qui!", prova ad indagare un attimo se qualche tuo comportamento, modo di fare, modo di porti o di mostrarti, non sia stato in qualche modo offensivo.

Pensa che una volta ero al Museo della Bomba, ad Hiroshima: parliamo della Bomba Atomica, a scanso di equivoci.

C'erano, come sempre, giapponesi, francesi, spagnoli, italiani, ecc ecc

Tra questi gruppi, uno che parlava inglese (ma di cui non posso in alcun modo neppure supporre la nazionalità) includeva un ragazzo che indossava vestiti normali e uno zaino.

Peccato che, sullo zaino, ci fosse il logo di qualcosa... non so se fosse una squadra di baseball, mi aveva dato questa impressione: un proiettile, nero lucido, con occhi e bocca, con un cappellino e il fuoco che indicava che era in volo, circondato da dei simboli geometrici che davano l'impressione dell'esplosione e una scritta in stile cartoonesco tipica "boom!"

Ora, il ragazzo magari è la persona più brava e buona del mondo, semplicemente tifa per i Philadelphia Boys del campionato di Baseball liceale serie B inferiore perché è la squadra in cui ha giocato ai tempi del liceo e questa squadra ha quel simbolo perché, dai, il lanciatore "spara delle bombe" per quanto riesce a lanciare la palla velocemente... e non ci ha neanche pensato perché ha la toppa attaccata allo zaino da 5 anni.

Però è ovvio che in quel momento, in quel posto, spiccava come se si fosse vestito da Babbo Natale in spiaggia.

E, mi ripeto, non è detto che commettere un errore implichi essere una brutta persona: ignori (nel senso che proprio nessuno te l'ha mai detta) una regola, ti dimentichi una cosa, ti scappa un'azione... non sempre la maleducazione è un atto volontario.
Ma se lo è non ti puoi certo lamentare.

Perché ne ho sentiti di "si ma come fanno i giapponesi è da stupidi: io non lo farò mai".

Liberissimo (qualora la Legge te lo conceda), ma poi non ti lamentare se rimani da solo.

Voglio dire, credo che non ci siano leggi che obblighino la gente a lavarsi, ma se poi puzzi...

 

In conclusione: questi giapponesi, sono o non sono razzisti?
Credo di aver già esplicato la mia posizione a riguardo, utilizzando il metodo dell'analisi logica (no, non intendo quella delle frasi).

Una mia opinione prettamente personale?
Credo che la maggior parte della popolazione non lo sia.

Credo che ci sia certamente qualche malato di mente.

Credo che alcuni possano avere reazioni date da situazioni pregresse che, a guardarle, possano essere facilmente fraintese (e tra queste ci sono io: perché lo stress che si era raggiunto ad un certo punto qui a Kyoto, scaturito da numeri davvero esagerati di turisti senza il minimo controllo, ti facevano davvero saltare i nervi... e se qualcuno, senza conoscermi e senza conoscere la situazione, avesse potuto leggere i miei pensieri per 10 secondi, casuali, ne avrebbe sentite di frasi che suonavano pericolosamente razziste).

 

Ma credo anche una cosa, anzi, più che crederci io, direi che ricada nell'ambito dell'oggettività: prendere un gruppo, basato sulla nazionalità o etnia, e inquadrarlo con un aggettivo... beh direi che questa cosa corrisponda pericolosamente proprio al razzismo.

 

Quindi, occhio: quando dite "i giapponesi sono razzisti", beh, complimenti perché siete appena stati razzisti.